Occhio alla trave

ago 09 2010 Pubblicato da sotto Blog

Cito, da un estivo articolo di Repubblica a firma Giulia Belardelli:

“E’ da qui, secondo alcuni, che ha origine un altro fenomeno tipico della “generazione internet”: il copia e incolla senza ritegno, indice di un concetto di plagio quanto meno cambiato”

Forse a Giulia, che non ho il piacere di conoscere, si potrebbe spiegare che il suo editore ha fatto di questo principio un modello di business. Guarda che ti ho pescato semplicemente aprendo la pagina di Repubblica TV:

http://tv.repubblica.it/tecno-e-scienze/crea-i-volti-dei-transformers-con-le-mani/51477?video=&pagefrom=1

Rigorosamente scaricato abusivamente altrove (c’è pure il loghetto in basso a dx), ripubblicato e sfruttato per generare pageview, impression e dunque introiti. E spezzando la catena di monetizzazione altrui, a suo danno.

Chissà perché, però, se lo fanno gli studenti è un reato: sono pirati, rubano all’industria dell’intrattenimento.
Se lo fanno gli editori è un servizio, o qualcosa di simile: trovate voi la definizione.

PS delle 15: Dimenticai un punto importante, ovvero che se gli studenti copiano e i prof non correggono c’è un problema. Ma non è dei ragazzi che copiano, che l’hanno sempre fatto dalla notte dei tempi, bensì dei prof che abdicano il loro ruolo di formatori.
Con una morosa che fa la prof, credo di essere sensibile al problema.

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Cortocircuito?

mag 24 2009 Pubblicato da sotto Blog

“Ovvio – conclude Letizia – che il signor Flaminio, nonché il quotidiano la Repubblica, dovranno rispondere di tutto in tribunale. Abbiamo già chiesto, infatti, ai nostri legali di redigere e sporgere querela. Naturalmente saranno chiamati a rispondere anche tutti coloro che dovessero riprendere in tutto o in parte questa incredibile narrazione”.

Mi domando: e se iniziassimo a “riprendere in tutto o in parte” in massa “questa incredibile narrazione” di cui si parla? Farebbe causa a Repubblica, Corriere, Sole24ore e tutto il resto del web?

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Giornal(ett)ismo

mag 21 2009 Pubblicato da sotto Blog

Mi sono domandato a lungo, da stamattina presto quando ho visto il pezzo online, se rilanciare o meno la faccenda su un posticino piccolo come questo bloghetto. Poi mi sono reso conto che il mio stesso pudore, condito da una buona dose di anti-polemica, stava minando una componente propria e legittima del vivere civile (e di quella educazione civica che NON insegnano a scuola).

Repubblica, lo dicevo qualche giorno fa su Twitter, sta provando a fare una cosa che in Italia non è comune: sta provando a fare giornalismo serio, quello che stana il potente di turno e lo mette di fronte alle sue responsabilità. Se non manda tutto a donnine buttandola sul personale, dicevo, sarà un esempio di giornalismo con la G maiuscola.

Oggi in home page (e credo anche nell’edizione cartacea) c’è un pezzo firmato dal vicedirettore Massimo Giannini che recita:

La sera del 19 novembre 2008 il presidente del Consiglio, nella splendida cornice romana di Villa Madama, ha ricevuto i più bei nomi dell’imprenditoria del Paese, per una cena ufficiale tra il governo e le grandi firme del Made in Italy. Almeno una sessantina gli invitati, che il premier ha intrattenuto insieme a diversi ministri, da Letta a Tremonti, da Bondi a Fitto. Al suo tavolo da otto, al centro del salone, insieme a stilisti di spicco come Santo Versace e la moglie, Leonardo Ferragamo e la sorella Giovanna, Paolo Zegna e Laudomia Pucci, il Cavaliere ospitava “una splendida ragazza”, secondo il racconto di chi c’era. Capelli castano chiari, vestito in lamè. Molto giovane, molto avvenente, sconosciuta a tutti. Berlusconi, secondo la testimonianza di un industriale che ha partecipato all’evento, l’ha presentata ai commensali come “Noemi Letizia, figlia di carissimi amici di Napoli. Sta facendo uno stage – ha aggiunto il premier – ed è qui per conoscere i grandi protagonisti del mondo della moda”.

La ragazza ha parlato poco, e ascoltato molto. A un certo punto, secondo la ricostruzione di almeno tre fonti diverse invitate alla cena, ha fatto un rapido giro del salone, mentre l’orchestra suonava musiche americane e francesi. E non è passata inosservata. Uno dei commensali, seduto ad un altro tavolo a fianco all’allora segretario generale della presidenza del Consiglio Mauro Masi, ha chiesto lumi. “Chi è quella ragazza?”. La risposta è stata la seguente: “È una cara amica napoletana del presidente. Non era previsto che venisse, ma lui l’ha voluta a tutti i costi, e per questo è stato addirittura necessario rivedere il “placement” del tavolo uno…”. Cioè la distribuzione dei posti al tavolo nel quale era seduto il premier. A fine cena, secondo il ricordo dei presenti, sarebbe stata vista allontanarsi su un’auto blu, al seguito dell’Audi A8 nera del premier.

Sono circostanze che smentiscono totalmente la ricostruzione fin qui proposta dalla famiglia della giovane Noemi e dal presidente del Consiglio.

Repubblica ha fatto quello che ci si aspetta da un grande giornale: ha fatto giornalismo investigativo, ha individuato un punto nevralgico e ha provato a scavare per trovare altre informazioni per chiarire. Auspicabilmente, se ora gli stessi giornalisti si trovassero davanti dei fatti che supportano l’altra ricostruzione degli avvenimenti riporterebbero pure quelli.

Si tratta di circostanze che, se sostenute come dice Giannini da testimonianze dirette, vanno spiegate. Se sono false, la magistratura sta lì apposta per una bella querela per diffamazione: ma in questo caso di diffamazione ancora non si è mai neppure bisbigliato.

Credo che ci siano molte persone che, seppur credono alla ricostruzione dei fatti del presidente del Consiglio, gradirebbero una spiegazione. Nel Regno Unito, per una questione di spese addebitate allo Stato, si sono dimessi politici di primo piano: qui si parla di divorzi con accuse pendenti davvero pesanti.

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Separati alla nascita

gen 29 2009 Pubblicato da sotto Blog

Corriere.it

Nell’aula del processo in corso a Milano, è stato sentito, come testimone, il direttore di «Chi», Alfonso Signorini: «Fabrizio Corona? Era titolare di un’agenzia di foto, portava bufale, ma anche notizie interessanti». In particolare il giornalista ha ricordato di come Corona propose e organizzò all’ex direttore della testata un’intervista esclusiva con servizio fotografico a Patrizia, il transessuale che trascorse la notte con Lapo Elkann. A intervistare Patrizia fu lo stesso Signorini, e il testo dell’articolo, così come aveva concordato l’ex direttore della testata con il responsabile dell’immagine Fiat, Marco Durante, venne sottoposto all’attenzione di quest’ultimo che comunque fece dei ritocchi poco significativi». E sempre Signorini ai giudici ha riferito di come rifiutò il servizio che Fabrizio Corona gli propose su Adriano: «Rifiutai – ha dichiarato il direttore di Chi – perché era evidente che quelle foto erano state riprese ad una festa privata. Cosa che lo stesso Corona non mi nascose». E «no» Signorini lo disse a Corona anche per il servizio fotografico che quest’ultimo gli propose su Francesco Coco ripreso fuori dalla discoteca Hollywood a Milano insieme ad un’amica che poteva essere confusa per un transessuale.

Corriere.it

Repubblica.it

Fabrizio Corona? “Era titolare di un’agenzia di foto. Portava bufale, ma anche notizie interessanti”. Nell’aula del processo in corso a Milano a Vallettopoli è stato sentito, come testimone, il direttore di Chi, Alfonso Signorini. Il giornalista ha ricordato di come Corona propose e organizzò all’ex direttore della testata un’intervista esclusiva con servizio fotografico a Patrizia, il transessuale che trascorse la notte con Lapo Elkan prima che quest’ultimo venisse ricoverato per un collasso da overdose.

A intervistare Patrizia fu lo stesso Signorini. Il testo dell’articolo, così come aveva concordato l’ex direttore della testata (Signorini era all’epocca vicedirettore) con il responsabile dell’immagine Fiat, Marco Durante, fu sottoposto all’attenzione di quest’ultimo, che comunque apportò “ritocchi poco significativi”. E sempre Signorini ai giudici ha riferito di come rifiutò il servizio che Fabrizio Corona gli propose sull’attaccante nerazzurro Adriano: “Rifiutai – ha dichiarato il direttore di Chi – perchè era evidente che quelle foto erano state riprese a una festa privata. Cosa che lo stesso Corona non mi nascose”. E “no” Signorini lo disse a Corona anche per il servizio fotografico che quest’ultimo gli propose su Francesco Coco, ripreso fuori dalla discoteca Hollywood insieme con un’amica che poteva essere confusa per un transessuale.

Repubblica.it

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Una foto vale più di mille parole

ott 30 2008 Pubblicato da sotto Blog

Repubblica.it

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Pensiero stupendo

lug 14 2008 Pubblicato da sotto Blog

Che non vi venga neppure in mente di pensare che quelle su Repubblica.it siano foto raccolte online e ripubblicate sul sito.

Che non vi venga neppure in mente.

Un panda misterioso...

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