Occhio alla trave

ago 09 2010 Pubblicato da sotto Blog

Cito, da un estivo articolo di Repubblica a firma Giulia Belardelli:

“E’ da qui, secondo alcuni, che ha origine un altro fenomeno tipico della “generazione internet”: il copia e incolla senza ritegno, indice di un concetto di plagio quanto meno cambiato”

Forse a Giulia, che non ho il piacere di conoscere, si potrebbe spiegare che il suo editore ha fatto di questo principio un modello di business. Guarda che ti ho pescato semplicemente aprendo la pagina di Repubblica TV:

http://tv.repubblica.it/tecno-e-scienze/crea-i-volti-dei-transformers-con-le-mani/51477?video=&pagefrom=1

Rigorosamente scaricato abusivamente altrove (c’è pure il loghetto in basso a dx), ripubblicato e sfruttato per generare pageview, impression e dunque introiti. E spezzando la catena di monetizzazione altrui, a suo danno.

Chissà perché, però, se lo fanno gli studenti è un reato: sono pirati, rubano all’industria dell’intrattenimento.
Se lo fanno gli editori è un servizio, o qualcosa di simile: trovate voi la definizione.

PS delle 15: Dimenticai un punto importante, ovvero che se gli studenti copiano e i prof non correggono c’è un problema. Ma non è dei ragazzi che copiano, che l’hanno sempre fatto dalla notte dei tempi, bensì dei prof che abdicano il loro ruolo di formatori.
Con una morosa che fa la prof, credo di essere sensibile al problema.

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Delatori

apr 29 2009 Pubblicato da sotto Blog

BSA

Spifferare in un fischietto paga.

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Logica inversa

apr 22 2009 Pubblicato da sotto Blog

Prologo: esce uno studio che dice che chi scarica musica pirata poi ne compra di più, tanta di più rispetto a chi non scarica.

Chiedono ovviamente al rappresentate norvegese di EMI (la ricerca viene dalla Norvegia) cosa ne pensi:

EMI’s Bjørn Rogstad told Aftenposten that the results make it seem like free downloads stimulate pay downloads, but there’s no way to know for sure. “There is one thing we are not going away, and it is the consumption of music increases, while revenue declines. It can not be explained in any way other than that the illegal downloading is over the legal sale of music,” Rogstad said.

Giusto.

Perché il fatto che su iTunes si vendano un casino di singoli pezzi e non più album interi non c’entra nulla. E il fatto che le major abbiano voluto aumentare il prezzo per brano non c’entra nulla con questo.

Io non sono contro le case discografiche: ma è questo atteggiamento che le rende invise al pubblico. Il business è cambiato, bisogna farsene una ragione. I Radiohead ci sono arrivati e non sono i soli.

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