E però resta un dato nero su bianco: la somma di 65 milioni di dollari transitati dai conti di Facebook a quelli di ConnectU. Versati da Zuckerberg forse per coprire col denaro i fatti accaduti tra quei server universitari, forse per acquistare regolarmente del codice poi utilizzato. Questo probabilmente non lo sapremo mai
Io non ho proprio nulla contro il citizen journalism, men che meno contro i blog (ne ho uno), e non ho neppure alcuna assurda pretesa rispetto alla superiorità dei “giornalisti” rispetto ad altre fonti di informazione. Chi mi conosce sa come la penso su certi argomenti.
Però, come hanno dimostrato gli avvenimenti di ieri, c’è una differenza fondamentale nel raccontare una storia e scrivere un articolo: la verifica di quanto si sta scrivendo è imposta dalla deontologia professionale prima che dalle leggi dello stato, e a volte certe cose su Internet per ovvie ragioni anche tecniche non si possono fare.
Io certe verifiche non vedo come si potessero fare, eppure ho letto più di qualche commentatore decretare la morte dei giornalisti visto che ieri Twitter e Facebook sono stati più tempestivi. Personalmente, ho trovato molto “rumore” nella mia blogosfera/twittersfera e poche informazioni utili e soprattutto verificabili.
Il “giornalismo” non è morto: semmai sono moribondi i giornali di carta.
Il metodo giornalistico, quello che impone di verificare anche se è vero che ti chiami come ti chiami, quello sopravvive benissimo: sapesse le volte che qui in redazione una notizia la tagliamo perché non c’è modo di verificarla…
Se non ritenga di operare presso i responsabili della società proprietaria di Facebook al fine di sollecitare una maggiore vigilanza ed una eventuale attività preventiva e di censura nei confronti della diffusione di contenuti così vergognosi ed incivili.
Non vorrei aggiungere preoccupazioni a preoccupazioni, ma rendo noto che Gabriella Carlucci, mercoledì scorso, ha presentato alla Camera un disegno di legge con titolo “Disposizioni per assicurare la tutela della legalità nella rete internet”.
Update 2 – Secondo Stefano, il testo dell’articolo 2 del DDL presentato dall’on. Carlucci reciterebbe così:
E’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima.
I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o indentificabilì, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1. sono da ritenersi responsabili – in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime – di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato,
Per quanto riguardai reati dì diffamazione si applicano, senza alcuna eccezione, tutte le norme relative alla Stampa. Qualora insormontabili problemi tecnici rendano impossibile l’applicazione di determinate misure, in particolare relativamente al diritto di replica, il Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet (di cui al successivo articolo 3 della presente legge) potrà essere incaricato dalla Magistratura competente di valutare caso per caso quali misure possano essere attuate per dare comunque attuazione a quanto previsto dalle norme vigenti.
In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d’Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni.