In attesa di approfondimento (MBP che non si sveglia)

giu 11 2010 Pubblicato da sotto Blog

Dunque.

Stamani il mio occhio casca su questo articolo di TUAW: Recent MBPs suffering from ‘narcolepsy’

Come i miei colleghi sanno (mi hanno sentito bestemmiare), da un po’ di tempo incontro un problema simile: la sera spengo il Mac come ho sempre fatto, chiudendo il coperchio e attenendo che la lucina “pulsi”, poi lo rimetto in borsa. L’indomani mattina, nonostante sia acceso, non c’è modo di vedere alcunché sullo schermo.

Le ipotesi formulate in questa discussione sui forum Apple propendono per due spiegazioni:

1- problema di GPU come nei vecchi MBP;
2- problema di sudden motion sensor – quello che impedisce all’HD di andare in pezzi.

Io ho un’altra ipotesi.

Ho ricostruito gli avvenimenti degli stati del demone che gestisce il power management, e pare che il problema sia nato il giorno dopo che ho installato la patch 2010-003 (ovvero quella che serve a tappare i buchi venuti fuori durante Pwn2Own).

dump_log_mbp.txt

Da notare che dall’installazione di quella patch in avanti si sono verificati tutta una serie di problemi con le interfacce di rete (airport e non solo).

Anche dopo aver installato la 10.6.3 a fine marzo era tutto ok, da metà aprile in avanti è una follia.
E va sempre peggio.

Nel weekend proveremo a:

1- salvare il salvabile;
2- ripulire la macchina e rinstallare snow leopard da zero;
3- applicare tutte le patch TRANNE quella del Pwn2Own.

Se funziona, mi faccio un giro all’Apple Store e ne scriviamo su PI.

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Quanto è grande la tua fetta? (2)

feb 02 2010 Pubblicato da sotto Blog

Non so quali listini abbia consultato Mike Halsey, ma i tablet che ho visto io non costano molto diversamente da quanto costerà iPad (facciamo 650 euro?).

Ah.
Apple non vende hardware.
Apple vende hardware E software.

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Quanto è grande la tua fetta?

feb 02 2010 Pubblicato da sotto Blog

“Historically, closed platforms are typically limited in terms of scale and are confined to niche markets. Apple has built its business out of carving its own niche, which means that while Apple could see success with devices like the iPad, other players are unlikely to be able to replicate its result simply by copying”

- Scott Lin, presidente di Acer

Il che significa anche, però, che come è ovvio ci sia un limite fisiologico oltre il quale certi prodotti non vanno.
È lo stesso motivo per il quale Samsung, Nokia e LG vendono molti più cellulari di Apple.

Che poi per i margini convenga stare nella fascia alta del mercato, altro discorso: ma non tutti possono puntare allo stesso target, e credo che gli azionisti Microsoft e HP non siano poi troppo dispiaciuti degli ultimi risultati fiscali delle loro beniamine.

( / Digital Daily )

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Dal libro del profeta Steve Jobs

gen 26 2010 Pubblicato da sotto Blog

In linea con il commento di Mantellini su PI.

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Resuscita pure i morti

gen 26 2010 Pubblicato da sotto Blog

http://www.pidjin.net/2010/01/25/iwish/

da non perdere

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C’era una volta [iPhone]

set 28 2009 Pubblicato da sotto Blog

C’era una volta, in un paese di cellulari lontano lontano, il mito delle specifiche.

C’erano i cellulari con la fotocamera 1,3 megapixel, c’erano gli smartphone dual-band, tri-band, quad-band.

C’erano quelli con l’email, la chat, il browser WAP. E poi c’erano quelli con lo schermo a colori, in un’epoca in cui tutti erano bianco e nero.

Poi un giorno arrivò un cavaliere da un altro regno, un cavaliere con indosso una armatura di alluminio e vetro, e tutti iniziarono a guardarlo con un misto di rispetto e astio, rassegnazione e sfida.

All’inizio il cavaliere stentò a farsi strada nel paese dei cellulari lontano lontano: ma dopo un cambio di armatura, divenuta di plastica e vetro, e grazie a qualche aiuto di un nutrito gruppo di vassalli, riuscì ad imporsi all’attenzione del paese dei cellulari lontano lontano.

A quel punto il popolo del paese dei cellulari lontano lontano non parlava d’altro che del cavaliere venuto da un altro regno: avete visto, dicevano, come è splendente la sua armatura? Avete visto, dicevano, come riesce a padroneggiare con equilibrio tutte le sue abilità in combattimento? Se non è molto bravo in un’arte, dicevano, si rivolge ad uno dei suoi vassalli che gli forniscono un nuovo pezzo per il suo arsenale.

Gli altri cellulari, nel frattempo, meditavano su come fare a tener testa al nuovo arrivato.
E, siccome fino a quel momento avevano dominato il paese dei cellulari lontano lontano grazie al mito delle specifiche, continuarono su quella strada.

Ma il popolo ormai era rimasto stregato dal cavaliere venuto da un altro regno.
Il cavaliere venuto da un altro regno era riuscito a fare qualcosa di cui fino a quel momento altri avevano soltanto vagheggiato: aveva trasformato il business model, pardon, aveva trasformato il paese lontano lontano dei cellulari, introducendo la logica del “di tutto un po’ grazie al software, che ti vendo a parte” invece che “ti do 5 megapixel e schermo da 20 pollici, ma scordati di usare il tutto con una interfaccia decente”.

Non vi dirò come finisce la storia, anche perché le notizie che giungono dal paese dei cellulari lontano lontano sono poche e frammentarie.

Di certo, però, alla fine alcuni vissero felici e contenti. Altri meno.

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Brutte sorprese

set 07 2009 Pubblicato da sotto Blog

Non ho idea di quante copie di Saft siano state vendute nella storia di questa estensione (che ha anni di successi alle spalle), ma so per certo che l’ultima mossa del suo creatore mi ha lasciato alquanto perplesso.

Con il passaggio a Snow Leopard e ai 64 bit, Safari non accetta più le “vecchie” estensioni che prima andavano benone (la parolina magica, che ora non funziona più, è “InputManager”). Un problema per chi, come il sottoscritto, fa conto nella sua giornata lavorativa su questo plugin che ormai è insostituibile: Firefox non regge il carico delle tab aperte, occupa più spazio in memoria, è meno integrato di Safari nel sistema operativo.

Dunque, con somma ansia, attendevo assieme a molti altri un aggiornamento Saft per la versione a 64 bit del browser di Cupertino. Aggiornamento che è arrivato oggi, ma che come detto mi ha lasciato perplesso.

Primo, e più grave, Saft *pretende* che Safari venga lanciato in modalità 32 bit: un problema serio, visto che a 32 bit non è in grado di gestire separatamente i processi dei plugin da quelli delle finestre. In altre parole, con il passaggio alla nuova versione avevamo guadagnato la possibilità di non dover uccidere l’intero browser nel caso in cui, evento non raro, una pubblicità in Flash impalli una finestra o una tab: Chrome lo fa da un po’ (diciamo che è il “sandboxing”, ma non è proprio esatto), Firefox lo farà in futuro (l’anno prossimo), IE8 lo fa in parte e Safari ha iniziato a farlo dalla scorsa settimana.

Costringermi a lanciare Safari a 32 bit mi espone a questo tipo di problemi: su Safari faccio conto per lavorare, non va bene.

Secondo, l’aggiornamento costa qualcosa: in particolare 8 dollari.
Che, per una *beta* che mi costringe a lanciare Safari a 32 bit mi paiono francamente troppi.
Nel readme, come di consueto allegato al DMG dell’applicazione, non si fa menzione di alcun futuro passaggio a 64 bit: passaggio che richiede, quasi sicuramente, una profonda riscrittura del codice del plugin, così da renderlo compatibile con i paradigmi dell’objective-C di “nuova generazione”. Uno sforzo a fronte del quale, allora sì, sarei disposto a foraggiare ulteriormente il creatore.

Io resto alla finestra e aspetto.
Se non cambia il quadro, Saft perderà un cliente. E io avrò dei problemi…

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