La cosa divertente (se così si può dire) di questa storia di Eluana sono i comunicati stampa, le lettere, i piccioni viaggiatori che continuano ad arrivare dall’una e dall’altra parte.
Come la pensi io è probabilmente già intuibile dai post precedenti, ma vorrei sottolineare un punto: coloro che si opponevano al protocollo, e sostenevano l’ipotesi che tutto andasse lasciato com’era, paiono legati più a sofismi che a certezze scientifiche.
Roba tipo: “Se era morta come abbiamo fatto ad ucciderla”, e così via. Al massimo buttano lì che “in passato ci sono stati casi, bla bla bla”, senza mai chiamare in causa un medico specifico, un nome e un cognome, senza mai portare in TV uno di questi casi “miracolosi” di risveglio. E nessuno, dico nessuno, ha avuto il coraggio di accogliere l’invito del padre di Eluana: pubblicare una foto della figlia com’era oggi, non com’era a 17 anni.
Chi invece ha compreso la scelta dei genitori e la loro lotta di civiltà, tenta di argomentare con ricerche cliniche, articoli pubblicati da prestigiose riviste, esempi riportati con dovizia di particolari (nomi e cognomi, istituti, date) e tutto quanto occorre a fornire le prove di quanto si afferma.
Ecco, anche questo – a mio avviso si intende – è un po’ un segnale di quanto è accaduto. C’è chi sceglie di credere in dio, chi sceglie di credere in una chiesa, e chi sceglie di credere in se stesso. E c’è chi invece sceglie di credere in quello che gli fa comodo, e il suo comodo cerca pure di farlo con le faccende altrui.
