Io e Roberto Saviano siamo coetanei.
Siamo nati non troppo distanti l’uno dall’altro, tutti e due veniamo dalla Campania.
Certo le cose ci sono andate in modo diverso. Sebbene ci separassero solo pochi chilometri, io sono nato in un posto molto diverso da Casal di Principe.
Salerno, dove ho vissuto per 27 anni, è una città opulenta distesa tra un paio di montagne e un mare inquinato da quelle scorie e quella monnezza che Saviano ha spiegato molto bene come hanno fatto ad arrivare dalle nostre parti.
I ragazzi di Salerno sono mediamente benestanti: guidano motorini, moto e auto costose, la sera escono per una passeggiata su un lungomare con le palme e un centro storico pieno zeppo di locali alla moda. Però dentro le palme ci vivono le zoccole, e dentro i vicoli del centro si spaccia la stessa merda che altrove.
Io mi vergogno di essere nato lì, a pochi chilometri dall’inferno. Eppure si vive come se niente fosse, come se i tentacoli di quanto accade a 10 minuti di autostrada non si estendessero – certo meno visibili che altrove – anche nelle strade e nelle coscienze della mia città.
Io mi vergogno di aver avuto la possibilità di vivere una vita normale, e di averci sputato sopra.
Io mi vergogno di non avere il fegato di Saviano.
Io mi vergogno di scrivere da 300 chilometri di distanza.
Io mi vergogno di vivere in un paese dove un ragazzo di 28 anni deve prendersi la responsabilità di denunciare quello che vede, perché nessun altro lo fa.
Io mi vergogno di vivere in un paese dove un mio coetaneo deve caricarsi sulle spalle il peso dell’odio di migliaia di persone, senza poterlo dividere con nessuno.
Io mi vergogno del mio paese.
Io mi vergogno di non avere il coraggio di fare un passo in più per offrirgli il mio aiuto.
Io mi vergogno di non avere la forza e la capacità di dargli davvero una mano.
Io oggi ho visto Saviano raccontare alla TV il suo turbamento: e mi sono vergognato di aver, qualche volta, dubitato dell’autenticità e della buonafede delle sue intenzioni.
Io oggi ho pianto, e mi sono vergognato di averlo fatto.
Io oggi ho pianto per la mia terra, per il mio paese e per Roberto Saviano.
Io oggi ho scritto 30 righe colme di retorica: ma grazie a Roberto Saviano ho capito che non devo tenermi dentro quello che vedo, quello che penso, quello in cui credo.
Io oggi ho imparato qualcosa.
Io oggi ho pianto.
Io oggi mi sono vergognato.
Però forse domani non mi vergognerò più, e questo lo devo a Roberto Saviano.
Ma ho come l’impressione che non sarà l’ultima volta che piangerò.
Io oggi ho scritto per più di 40 righe e non ho avuto il coraggio di scrivere la parola camorra. E lo faccio adesso, perché non voglio vergognarmi più.

Vivo la tua stessa situazione e i tuoi stessi dispiaceri anche se sono a 800 km dalla mia terra. Che situazione triste!!
Io sono Veneto e la Camorra è un problema che non vivo direttamente. Penso sia il male dell’Italia e la politica non ha nessuna intenzione di debellarla per gli interesse che girano sotto.
Massima solidarietà a Saviano che ha rinunciato alla sua vita per opporsi. Tutti nel nostro piccolo dovremmo opporsi a queste situazioni.