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30/07/2007

Vasca Giapponese.

Eppure devono averla inventata altrove: non si dice “tortura cinese”? Oddio, magari è solo il solito pregiudizio esterofobo.

Non divaghiamo: un anello, anzi una ellisse, fatto per metà di acqua gelata e per l’altra di acqua bollente. T’arriva a mezza coscia, al ginocchio se sei tedesco e alto, e fino a qui sarebbe pure sopportabile: non che io passi normalmente le mie giornate a dare ‘na botta di vita al mio cuore con acqua gelata, poi caldissima e poi di nuovo freddissima per ore e ore. Però per cinque minuti sei disposto a farlo.

Nella mente perversa di un giapponese, o di chi per lui, tutto ciò non era abbastanza: buttiamoci pure due pietre sul fondo, così che ogni passo diventi una tortura!

La cosa è studiata nei dettagli: sassi né troppo piccoli né troppo grandi, che si vede che ci hanno lavorato almeno mezza dozzina di ingegneri della tortura, laureati a Tokyo e con master in sofferenza a Pechino. Sono grandi il giusto, per trasformare ogni passo in un delirio di fastidio.

Ora, non lo dico per maschilismo, ma le donne lo sappiamo che sarebbero pronte a qualsiasi sofferenza che prometta un seppur vago e ipotetico beneficio per la loro immagine: se sei pronta a bere succo di cavolo e bietole, che accidenti vuoi che siano due pietre aguzze e un po’ d’acqua ghiacciata?

I maschietti, noialtri, al mare vogliamo dormire, al più guardare posteriori e carrozzerie mentre siamo a mollo. Eppure ne conti a decine, tutti con la faccia di quello a cui hai appena pestato una mano.

Ma che ci facciamo qui?

Siamo davvero sicuri che basterà questo gesto a garantirci quella copula fenomenale che sognamo?

Non vi dirò se funziona o meno: è una esperienza che dovrebbero fare tutti gli uomini, una specie di rituale di passaggio o di rito del sangue.

Voi però, nel dubbio, stabilite in anticipo il numero di giri e camminate in fretta.

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