Vasca Giapponese.
Eppure devono averla inventata altrove: non si dice “tortura cinese”? Oddio, magari è solo il solito pregiudizio esterofobo.
Non divaghiamo: un anello, anzi una ellisse, fatto per metà di acqua gelata e per l’altra di acqua bollente. T’arriva a mezza coscia, al ginocchio se sei tedesco e alto, e fino a qui sarebbe pure sopportabile: non che io passi normalmente le mie giornate a dare ‘na botta di vita al mio cuore con acqua gelata, poi caldissima e poi di nuovo freddissima per ore e ore. Però per cinque minuti sei disposto a farlo.
Nella mente perversa di un giapponese, o di chi per lui, tutto ciò non era abbastanza: buttiamoci pure due pietre sul fondo, così che ogni passo diventi una tortura!
La cosa è studiata nei dettagli: sassi né troppo piccoli né troppo grandi, che si vede che ci hanno lavorato almeno mezza dozzina di ingegneri della tortura, laureati a Tokyo e con master in sofferenza a Pechino. Sono grandi il giusto, per trasformare ogni passo in un delirio di fastidio.
Ora, non lo dico per maschilismo, ma le donne lo sappiamo che sarebbero pronte a qualsiasi sofferenza che prometta un seppur vago e ipotetico beneficio per la loro immagine: se sei pronta a bere succo di cavolo e bietole, che accidenti vuoi che siano due pietre aguzze e un po’ d’acqua ghiacciata?
I maschietti, noialtri, al mare vogliamo dormire, al più guardare posteriori e carrozzerie mentre siamo a mollo. Eppure ne conti a decine, tutti con la faccia di quello a cui hai appena pestato una mano.
Ma che ci facciamo qui?
Siamo davvero sicuri che basterà questo gesto a garantirci quella copula fenomenale che sognamo?
Non vi dirò se funziona o meno: è una esperienza che dovrebbero fare tutti gli uomini, una specie di rituale di passaggio o di rito del sangue.
Voi però, nel dubbio, stabilite in anticipo il numero di giri e camminate in fretta. Prosegui la lettura…