Ieri mattina leggevo con sommo stupore la lettera apparsa su Repubblica, a cui Augias ha pure sentito il bisogno di rispondere.
Stamattina poi è comparso pure Veltroni a dire la sua. Di certo non ha corso il rischio di essere troppo sintetico.
Rom? Nomadi? Stranieri?
BALLE.
A me non frega un tubo se sei figlio della gallina bianca o di quella nera: per me contano solo le azioni che compi (o che non compi). Il resto è fuffa.
Questa mattina tornavo a casa a piedi, dopo aver lasciato la mia (in)fida dueruote a fare il tagliando. Ad un certo punto mi si para davanti una donna di evidente etnia Rom, appena uscita da un negozio nel quale aveva evidentemente portato avanti la questua: inveiva pesantemente (con un linguaggio avvincente e colorito) nei confronti degli incauti avventori che le avevano negato un contributo.
Ho sorriso. Poi ho ripensato alle parole del lettore di Repubblica, a quelle di Augias e pure a quelle di Veltroni.
Quell’atteggiamento era odioso, ma non aveva nulla a che fare con il genoma di chi lo teneva in pubblico: quello che i cittadini chiedono (e vai con l’aria fritta!) non è né legalità nè giustizia. Si tratta di pura e semplice EDUCAZIONE.
Sono costretto a ritornare ancora a quanto ho visto una settimana fa in Francia: alla fermata del tram c’erano una accanto all’altra una ragazza di fede musulmana e di origine nordafricana, con capo coperto e vestito tradizionale, e una altrettanto giovane pulzella di evidenti origini centrafricane, con minigonna cintura e top bikini.
Nessuna delle due era minimamente infastidita dall’altra. Non è questione di mescolanza, di multiculturalismo: è questione di EDUCAZIONE, che sta alla base del RISPETTO e della TOLLERANZA.
Se evitassimo di sfruttare gli immigrati nei campi di pomodori e nei cantieri edili, probabilmente riceveremmo in cambio maggiore educazione. E questo vale anche al contrario, naturalmente.